Caro Schifani, la “linea di responsabilità” è una truffa, preferisco il popolo

Le pareti di Palazzo Madama saranno pure “rassicuranti”, come ha scritto Schifani, ma a nessuno può sfuggire un dettaglio: la realtà. di Daniela Santanchè
20 AGO 20
Immagine di Caro Schifani, la “linea di responsabilità” è una truffa, preferisco il popolo
Al direttore - Il presidente del Senato, smessi per un giorno i panni della “terzietà istituzionale”, ha scritto una lunga lettera al Foglio per dire sostanzialmente una cosa: il Pdl deve sostenere il governo Monti senza se e senza ma, Berlusconi deve “emarginare e allontanare” chi non è d’accordo (incluso se stesso, se necessario), e in cambio, forse, Casini ci degnerà della sua attenzione e l’anno prossimo potremo “riaggregare il blocco moderato”, naturalmente dopo aver chiesto scusa a Fini perché i giornali del centrodestra hanno scritto la verità sulla sua casetta di Montecarlo.
Le pareti di Palazzo Madama saranno pure “rassicuranti”, come ha scritto Schifani, ma a nessuno può sfuggire un dettaglio: la realtà. Basta leggere i giornali, non c’è bisogno di un think tank: recessione, disoccupazione giovanile alle stelle, suicidi, crollo dei consumi, tasse intollerabili (lo dice la Corte dei Conti), 300 miliardi all’anno di spesa pubblica sprecata (lo dice il ministro Giarda), spread stabilmente sopra quota 400. E il governo Monti che fa? Aumenta le tasse e non taglia la spesa di un centesimo. Questa pretesa “linea di responsabilità”, come tu la chiami, affossa il paese, uccide il ceto medio, distrugge il lavoro. Del resto, alle ultime elezioni amministrative, uno su due degli elettori del Pdl è rimasto a casa e, i sondaggi ci dicono, che l’80 per cento del nostro popolo è contro il governo Monti. La vera irresponsabilità è continuare su questa strada.
Mentre il governo inventa ogni giorno nuovi balzelli “tra le quattro mura del Palazzo”, l’Italia muore di tasse. La casa brucia, ma gli incendiari siedono nel governo. Io voglio fare politica insieme al popolo, dalla parte del popolo, per il popolo. La tanto sbandierata “linea di responsabilità” ha sospeso la democrazia nel nostro paese, ha imposto un governo di banchieri e professori, ha consegnato il destino dell’Italia alla Bce e alla signora Merkel. In cambio di che cosa? Quasi ogni giorno un imprenditore si uccide perché le tasse lo hanno ucciso. Ma gli statali che con quelle tasse mangiano ogni giorno non possono essere licenziati, perché uno di loro è diventato ministro della Pubblica amministrazione. Io voglio restituire al popolo la facoltà e il potere di decidere il proprio destino. Alla crisi della democrazia e dei partiti si può rispondere in due modi: delegando tutto ai tecnici, oppure moltiplicando le forme di partecipazione diretta. Alla tecnocrazia io preferisco la democrazia diretta, ai banchieri il popolo.
Per questo ho lanciato la proposta di un referendum sull’Euro, e nei prossimi giorni comincerò a raccogliere le firme per la modifica dell’art. 75 della Costituzione, così da rendere possibile una consultazione popolare sul Trattato di Maastricht. Euro significa risparmi e investimenti: cioè la vita della gente, il suo presente e il suo futuro. E lasciamo che a decidere per tutti noi siano la Merkel, o Draghi, o qualche tabella approvata vent’anni fa a Maastricht? Per lo stesso motivo – dalla crisi si esce con più democrazia – sono convinta della necessità e dell’urgenza di una riforma presidenziale che consegni al popolo il diritto di scegliere chi deve guidare il paese. L’elezione diretta del presidente è la miglior garanzia contro le pretese della Casta di decidere sempre da sola e al proprio interno. Le manovre per il Quirinale, come sai bene anche tu, nel Palazzo sono già iniziate: io invece chiedo che sia il popolo a scegliere il successore di Napolitano.
Ed è per obbedire a questa stessa urgenza democratica che ho lanciato la campagna di disobbedienza civile contro l’Imu sulla prima casa, che è una tassa iniqua, dannosa, ingiusta e incostituzionale. Se il Pdl l’ha votata, ha sbagliato. Io chiedo agli italiani di non pagare la prima rata dell’Imu, avvalendosi della possibilità di pagarla l’anno prossimo con una sovrattassa del 3,75 per cento, per consentire a milioni di famiglie, che nella propria casa hanno investito una vita di sacrifici, di far sentire forte e chiara la loro voce al governo e al Parlamento. Siccome si ostinano a non farci votare, noi votiamo la sfiducia al governo non pagando la prima rata dell’Imu.Questa, vorrei dire sommessamente a Schifani, non è né antipolitica né “grillismo d’imitazione”: è partecipazione, è rinnovamento, è libertà. Molti la pensavano così nel ’94, quando nacque Forza Italia. Io sono fra quelli che la pensano così oggi.
Daniela Santanchè